il gioco ci spoglia…

“Il gioco avvicina l’essere e l’apparire. Ci permette di cambiare e attraversare lo specchio, come Alice, entrare in un’altra realtà che non è finzione; dove comunque siamo noi stessi, soli e con gli altri, ma, sembrando altri, siamo anche quello che sembriamo.

Il gioco avvicina l’essere e l’apparire come due versioni della stessa persona, così reali e così vere ogni giorno e con le quali disegniamo la nostra maniera di stare al mondo. Per la maggior parte del nostro tempo siamo costretti ad allontanarci il più possibile dalla situazione di gioco, obbligati ad aderire quanto più possiamo a un modello di serietà che non è quello del conoscere, ad uno schema di rigidità che non è quello del rigore e a una regola di protocollo che non è quello del valore.

Così è scritto nei modelli culturali non scritti di una società fighetta, bugiarda e conservatrice che si oppone a “difendere l’allegria” (*Poesia Difendere l’allegria – Mario Benedetti) e per la quale è molto difficile riconoscere nell’azione del gioco una strada per scoprirla ed esercitarla senza pregiudizi, tabù e sotterfugi. Il gioco è un cammino verso l’allegria”

Liberamente tratto e tradotto dal testo: “Ludoponencia: El Juego de los espejos” intervento tenuto dal Prof. Ariel Castelo Scelza Direttore del centro “La Mancha” nel Luglio 2014 durante il dibattito internazionale Epistemologías del sur. Aprendizajes globales Sur-Sur, Sur-Norte, Norte-Sur. Coimbra, Portugal.- Traduzione a cura dell’Associazione Liscìa.

Il gioco degli specchi tradotto dalla Liscìa per intero